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	Commenti a: Prendere coscienza del proprio territorio.	</title>
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	<description>Sciacchetrà cinqueterre &#124; Una nuova azienda agricola con una lunga storia.</description>
	<lastBuildDate>Sun, 09 Mar 2014 09:49:00 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Rita Sicchi		</title>
		<link>https://terradibargon.com/blog/due-cambiamenti-nel-paesaggio-un-muretto-che-crolla-uno-che-si-sviluppa/#comment-22</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rita Sicchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Mar 2014 09:49:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Alessandra, come si può non essere d&#039;accordo...come sai questi luoghi per me sono radici e capisco bene la passione che possono suscitare, il paesaggio e la storia della fatica umana, i profumi della natura e i sapori... Penso che ritrovare il senso collettivo di un rilancio oltre le delusioni di un progetto fallito per l&#039;insipienza o peggio di alcuni, sarebbe giusto, se vuoi, per quello che posso, io ci sono, militantemente! Rita]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Alessandra, come si può non essere d&#8217;accordo&#8230;come sai questi luoghi per me sono radici e capisco bene la passione che possono suscitare, il paesaggio e la storia della fatica umana, i profumi della natura e i sapori&#8230; Penso che ritrovare il senso collettivo di un rilancio oltre le delusioni di un progetto fallito per l&#8217;insipienza o peggio di alcuni, sarebbe giusto, se vuoi, per quello che posso, io ci sono, militantemente! Rita</p>
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		Di: Bernardo Capellini		</title>
		<link>https://terradibargon.com/blog/due-cambiamenti-nel-paesaggio-un-muretto-che-crolla-uno-che-si-sviluppa/#comment-21</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bernardo Capellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2014 17:44:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Alessandra, 
metti in evidenza un argomento che è molto importante per tutti noi che viviamo alle cinqueterre, in tanti abbiamo imparato a recitare come un “matra” salvaguardia e tutela, un po’ meno son quelli che si impegnano facendo qualcosa. 
Quanto il nostro paesaggio sia unico e si scolpisce nei ricordi di chi lo osserva, fissandosi nella memoria di ognuno, lo si capisce bene, quando, percorrendo la strada litoranea si arriva da La Spezia in auto in direzione di Riomaggiore dopo la galleria di Biassa e oltrepassate le prime curve, si viene travolti dal paesaggio.
Paesaggio, che offre così all’improvviso uno scorcio intenso di mare, cielo e quel che rimane di terrazzamenti un tempo coltivati da mare a monti, oggi poco curati e  a macchia di leopardo.  
Anche se i campi coltivati sono pochi, l’impatto visivo è comunque unico, perché l’impressione di un paesaggio selvaggio, duro, faticoso, un tempo domato e costruito dall’uomo, resta ancora vivo;  anche se oggi non è più così.
Un turista che ci visita, cerca il fascino di vivere in un territorio fuori dal tempo, così veniamo vissuti e così ci vedono, ma è solo una fantasia, di vero c’è poco.
 Si, abbiamo angoli nei paesi molto suggestivi, tramonti da sogno, scorci che ricordano la favola del Machu Picchu Peruviano, la Via dell’Amore, il mare, abbiamo tanto, siamo molto fortunati, ma non basta, non basta perché è tutto costruito dall’uomo e a misura d’uomo e quindi di difficile mantenimento.
L’idea dell’ecomuseo può essere una nuova strada che ci può aiutare a prevedere il futuro recuperando usi, costumi, tradizioni e vita passate e del nostro passato.
Noi, come anche chi ha già vissuto alle cinqueterre, abbiamo un’incombenza che va tenuta in considerazione, perché rappresenta l’essenza del territorio stesso, ed è la sua manutenzione; Il nostro territorio va continuamente ricostruito, se non lo si fa muore, con chi ci vive sopra.
Ed è una verità affermare che un territorio è vivo se c’è la presenza dell’uomo, senza, non c’è vita; e se l’uomo non si occupa del territorio, entrambi si spegneranno territorio e chi lo vive. Bernardo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Alessandra,<br />
metti in evidenza un argomento che è molto importante per tutti noi che viviamo alle cinqueterre, in tanti abbiamo imparato a recitare come un “matra” salvaguardia e tutela, un po’ meno son quelli che si impegnano facendo qualcosa.<br />
Quanto il nostro paesaggio sia unico e si scolpisce nei ricordi di chi lo osserva, fissandosi nella memoria di ognuno, lo si capisce bene, quando, percorrendo la strada litoranea si arriva da La Spezia in auto in direzione di Riomaggiore dopo la galleria di Biassa e oltrepassate le prime curve, si viene travolti dal paesaggio.<br />
Paesaggio, che offre così all’improvviso uno scorcio intenso di mare, cielo e quel che rimane di terrazzamenti un tempo coltivati da mare a monti, oggi poco curati e  a macchia di leopardo.<br />
Anche se i campi coltivati sono pochi, l’impatto visivo è comunque unico, perché l’impressione di un paesaggio selvaggio, duro, faticoso, un tempo domato e costruito dall’uomo, resta ancora vivo;  anche se oggi non è più così.<br />
Un turista che ci visita, cerca il fascino di vivere in un territorio fuori dal tempo, così veniamo vissuti e così ci vedono, ma è solo una fantasia, di vero c’è poco.<br />
 Si, abbiamo angoli nei paesi molto suggestivi, tramonti da sogno, scorci che ricordano la favola del Machu Picchu Peruviano, la Via dell’Amore, il mare, abbiamo tanto, siamo molto fortunati, ma non basta, non basta perché è tutto costruito dall’uomo e a misura d’uomo e quindi di difficile mantenimento.<br />
L’idea dell’ecomuseo può essere una nuova strada che ci può aiutare a prevedere il futuro recuperando usi, costumi, tradizioni e vita passate e del nostro passato.<br />
Noi, come anche chi ha già vissuto alle cinqueterre, abbiamo un’incombenza che va tenuta in considerazione, perché rappresenta l’essenza del territorio stesso, ed è la sua manutenzione; Il nostro territorio va continuamente ricostruito, se non lo si fa muore, con chi ci vive sopra.<br />
Ed è una verità affermare che un territorio è vivo se c’è la presenza dell’uomo, senza, non c’è vita; e se l’uomo non si occupa del territorio, entrambi si spegneranno territorio e chi lo vive. Bernardo.</p>
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		<title>
		Di: Bernardo Capellini		</title>
		<link>https://terradibargon.com/blog/due-cambiamenti-nel-paesaggio-un-muretto-che-crolla-uno-che-si-sviluppa/#comment-20</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bernardo Capellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2014 17:43:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Alessandra, 
metti in evidenza un argomento che è molto importante per tutti noi che viviamo alle cinqueterre, in tanti abbiamo imparato a recitare come un “matra” salvaguardia e tutela, un po’ meno son quelli che si impegnano facendo qualcosa. 
Quanto il nostro paesaggio sia unico e si scolpisce nei ricordi di chi lo osserva, fissandosi nella memoria di ognuno, lo si capisce bene, quando, percorrendo la strada litoranea si arriva da La Spezia in auto in direzione di Riomaggiore dopo la galleria di Biassa e oltrepassate le prime curve, si viene travolti dal paesaggio.
Paesaggio, che offre così all’improvviso uno scorcio intenso di mare, cielo e quel che rimane di terrazzamenti un tempo coltivati da mare a monti, oggi poco curati e  a macchia di leopardo.  
Anche se i campi coltivati sono pochi, l’impatto visivo è comunque unico, perché l’impressione di un paesaggio selvaggio, duro, faticoso, un tempo domato e costruito dall’uomo, resta ancora vivo;  anche se oggi non è più così.
Un turista che ci visita, cerca il fascino di vivere in un territorio fuori dal tempo, così veniamo vissuti e così ci vedono, ma è solo una fantasia, di vero c’è poco.
 Si, abbiamo angoli nei paesi molto suggestivi, tramonti da sogno, scorci che ricordano la favola del Machu Picchu Peruviano, la Via dell’Amore, il mare, abbiamo tanto, siamo molto fortunati, ma non basta, non basta perché è tutto costruito dall’uomo e a misura d’uomo e quindi di difficile mantenimento.
L’idea dell’ecomuseo può essere una nuova strada che ci può aiutare a prevedere il futuro recuperando usi, costumi, tradizioni e vita passate e del nostro passato.
Noi, come anche chi ha già vissuto alle cinqueterre, abbiamo un’incombenza che va tenuta in considerazione, perché rappresenta l’essenza del territorio stesso, ed è la sua manutenzione; Il nostro territorio va continuamente ricostruito, se non lo si fa muore, con chi ci vive sopra.
Ed è una verità affermare che un territorio è vivo se c’è la presenza dell’uomo, senza, non c’è vita; e se l’uomo non si occupa del territorio, entrambi si spegneranno territorio e chi lo vive. Bernardo.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Alessandra,<br />
metti in evidenza un argomento che è molto importante per tutti noi che viviamo alle cinqueterre, in tanti abbiamo imparato a recitare come un “matra” salvaguardia e tutela, un po’ meno son quelli che si impegnano facendo qualcosa.<br />
Quanto il nostro paesaggio sia unico e si scolpisce nei ricordi di chi lo osserva, fissandosi nella memoria di ognuno, lo si capisce bene, quando, percorrendo la strada litoranea si arriva da La Spezia in auto in direzione di Riomaggiore dopo la galleria di Biassa e oltrepassate le prime curve, si viene travolti dal paesaggio.<br />
Paesaggio, che offre così all’improvviso uno scorcio intenso di mare, cielo e quel che rimane di terrazzamenti un tempo coltivati da mare a monti, oggi poco curati e  a macchia di leopardo.<br />
Anche se i campi coltivati sono pochi, l’impatto visivo è comunque unico, perché l’impressione di un paesaggio selvaggio, duro, faticoso, un tempo domato e costruito dall’uomo, resta ancora vivo;  anche se oggi non è più così.<br />
Un turista che ci visita, cerca il fascino di vivere in un territorio fuori dal tempo, così veniamo vissuti e così ci vedono, ma è solo una fantasia, di vero c’è poco.<br />
 Si, abbiamo angoli nei paesi molto suggestivi, tramonti da sogno, scorci che ricordano la favola del Machu Picchu Peruviano, la Via dell’Amore, il mare, abbiamo tanto, siamo molto fortunati, ma non basta, non basta perché è tutto costruito dall’uomo e a misura d’uomo e quindi di difficile mantenimento.<br />
L’idea dell’ecomuseo può essere una nuova strada che ci può aiutare a prevedere il futuro recuperando usi, costumi, tradizioni e vita passate e del nostro passato.<br />
Noi, come anche chi ha già vissuto alle cinqueterre, abbiamo un’incombenza che va tenuta in considerazione, perché rappresenta l’essenza del territorio stesso, ed è la sua manutenzione; Il nostro territorio va continuamente ricostruito, se non lo si fa muore, con chi ci vive sopra.<br />
Ed è una verità affermare che un territorio è vivo se c’è la presenza dell’uomo, senza, non c’è vita; e se l’uomo non si occupa del territorio, entrambi si spegneranno territorio e chi lo vive. Bernardo.</p>
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		<title>
		Di: Alessandra De Cugis		</title>
		<link>https://terradibargon.com/blog/due-cambiamenti-nel-paesaggio-un-muretto-che-crolla-uno-che-si-sviluppa/#comment-18</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandra De Cugis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2014 12:50:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Parlare di futuro significa certamente occuparsi di &quot;interventi di consolidamento del territorio sui canali ed attorno ai paesi.&quot; Un obiettivo ulteriore potrebbe essere quello di riuscire a farlo in coerenza con la tradizione della cultura contadina locale, che è stata cultura dell&#039;autocostruzione, inclusa la capacità di risolverei problemi idraulici funzionali al mantenimento dell&#039;assetto del territorio da coltivare. Quella cultura, che è stata per necessità minimalista, ha potuto proprio nelle soluzioni quasi esclusivamente funzionali trovare il suo linguaggio formale. Dunque è durante una fase economica poverissima che si sono realizzati interventi sul paesaggio di grande bellezza. 
Oggi un tema decisivo per la salvaguardia di questa bellezza ereditata è la capacità di intervenire nell&#039;assetto esistente declinando  con consapevolezza  negli interventi manutentivi quegli stessi canoni. Una sfida culturale straordinaria!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di futuro significa certamente occuparsi di &#8220;interventi di consolidamento del territorio sui canali ed attorno ai paesi.&#8221; Un obiettivo ulteriore potrebbe essere quello di riuscire a farlo in coerenza con la tradizione della cultura contadina locale, che è stata cultura dell&#8217;autocostruzione, inclusa la capacità di risolverei problemi idraulici funzionali al mantenimento dell&#8217;assetto del territorio da coltivare. Quella cultura, che è stata per necessità minimalista, ha potuto proprio nelle soluzioni quasi esclusivamente funzionali trovare il suo linguaggio formale. Dunque è durante una fase economica poverissima che si sono realizzati interventi sul paesaggio di grande bellezza.<br />
Oggi un tema decisivo per la salvaguardia di questa bellezza ereditata è la capacità di intervenire nell&#8217;assetto esistente declinando  con consapevolezza  negli interventi manutentivi quegli stessi canoni. Una sfida culturale straordinaria!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Martino Buzzi		</title>
		<link>https://terradibargon.com/blog/due-cambiamenti-nel-paesaggio-un-muretto-che-crolla-uno-che-si-sviluppa/#comment-17</link>

		<dc:creator><![CDATA[Martino Buzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Mar 2014 17:34:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un bellissimo post, ricco di spunti, idee e riflessioni. 
Il testo e le foto descrivono in modo poetico ma anche dettagliato una situazione locale importante e poco conosciuta. Le proposte sono interessanti, speriamo che si trasformino in realtà. 
Sono contento che lo strumento del blog aiuti il processo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un bellissimo post, ricco di spunti, idee e riflessioni.<br />
Il testo e le foto descrivono in modo poetico ma anche dettagliato una situazione locale importante e poco conosciuta. Le proposte sono interessanti, speriamo che si trasformino in realtà.<br />
Sono contento che lo strumento del blog aiuti il processo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luciano Capellini		</title>
		<link>https://terradibargon.com/blog/due-cambiamenti-nel-paesaggio-un-muretto-che-crolla-uno-che-si-sviluppa/#comment-33</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luciano Capellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Mar 2014 13:23:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Alessandra, quanto dici può essere solo condiviso. prendere coscienza del proprio territorio, dell&#039;archeologia rurale delle 5 terre, significa tornare alle ragioni che hanno portato al riconoscimento del nostro territorio come Patrimonio Mondiale Dell&#039;umanità. 
Allo stato abbiamo solo assistito a restauri colorati, ad aumenti di volumi, al trasporto di enormi frigoriferi da collocare all&#039;interno delle minuscole casupole contadine ecc..  Con i prossimo PSR cercheremo di portare l&#039;attenzione su interventi di consolidamento del territorio sui canali e attorno ai paesi. Quello che osservi tu va ben oltre, è bellezza, economia, arte. Parli di futuro. Grazie Luciano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Alessandra, quanto dici può essere solo condiviso. prendere coscienza del proprio territorio, dell&#8217;archeologia rurale delle 5 terre, significa tornare alle ragioni che hanno portato al riconoscimento del nostro territorio come Patrimonio Mondiale Dell&#8217;umanità.<br />
Allo stato abbiamo solo assistito a restauri colorati, ad aumenti di volumi, al trasporto di enormi frigoriferi da collocare all&#8217;interno delle minuscole casupole contadine ecc..  Con i prossimo PSR cercheremo di portare l&#8217;attenzione su interventi di consolidamento del territorio sui canali e attorno ai paesi. Quello che osservi tu va ben oltre, è bellezza, economia, arte. Parli di futuro. Grazie Luciano</p>
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		<title>
		Di: Anelisa Ricci		</title>
		<link>https://terradibargon.com/blog/due-cambiamenti-nel-paesaggio-un-muretto-che-crolla-uno-che-si-sviluppa/#comment-15</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anelisa Ricci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Mar 2014 16:48:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ Cara Alessandra  la nostra è una amicizia di una vita,  ma oggi è intensa : si è aperto un dialogo e un confronto  bellissimo tra noi  .  Nel racconto del tuo blog , certo  c&#039; è il desiderio di  raccontare  la civiltà delle 5 terre ma c&#039;e&#039; tanto delle nostre  attuali riflessioni  circa  i possibili approcci interpretativi  di una moderna concezione di un museo del territorio . 
 Ti  ho coinvolto , nella tua seconda vita milanese, nella vicenda di Museolab6  un laboratorio urbano che possa creare  un  possibile eco-museo a MI , un luogo di cultura dove al centro ci sia la cura dei  cittadini dei beni  culturali  ( materiali e immateriali ) nel  territorio dove essi vivono e lavorano.
 Tu  attenta , sensibile , curiosa , poliedrica,  non solo mi hai aiutato e mi aiuti su tutti i fattori comunicativi di  Museolab6  ( informare, coinvolgere e interagire ) ma in questi mesi hai rafforzato  una tua  versione &quot;altra&quot;  per interpretare e ripensare la vita e il lavoro nelle 5 terre  . Bella la nostra contaminazione di idee !!  
Ma ancora più interessante è  la tua sperimentazione su  come raccontare nel blog  tanti piani di riflessioni partendo dai &quot; cian&quot; . E&#039; una indicazione metodologica importante :  l&#039;osservazione e l&#039; interpretazione del ciclo di vita di un manufatto costitutivi  del paesaggio ( i muretti , l tracciati di pietra  )  evocano non solo memorie e testimonianze di lavoro contadino  ma  consentono di prospettare  idee evolutive per un futuro che possa essere compatibile sia con le esigenze di tutela di una identità di una comunità  sia con forme  di lavoro creativo .   
l&#039;archeologia rurale nelle 5 terre  è un contenitore ancora in parte vivo ( vedi roberto che  cura le viti e i cian ) l&#039;archeologia industriale e&#039; uno luogo fisico abbandonato e orfano  dal  lavoro di fabbrica  del  900 ,  Un luogo di memorie da evocare e ricordare  in cerca di altre fruizioni e significati .  Ci sono grandi aspetti di differenza 
 Viene da pensare  che un progetto eco-museo 5 terre, a patto che  abitanti e istituzioni  cerchino di comprendere  la necessità di nuovi paradigmi di tutela e di lavoro ,  avrebbe condizioni  &quot;facili&quot;   . Anelisa
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Cara Alessandra  la nostra è una amicizia di una vita,  ma oggi è intensa : si è aperto un dialogo e un confronto  bellissimo tra noi  .  Nel racconto del tuo blog , certo  c&#8217; è il desiderio di  raccontare  la civiltà delle 5 terre ma c&#8217;e&#8217; tanto delle nostre  attuali riflessioni  circa  i possibili approcci interpretativi  di una moderna concezione di un museo del territorio .<br />
 Ti  ho coinvolto , nella tua seconda vita milanese, nella vicenda di Museolab6  un laboratorio urbano che possa creare  un  possibile eco-museo a MI , un luogo di cultura dove al centro ci sia la cura dei  cittadini dei beni  culturali  ( materiali e immateriali ) nel  territorio dove essi vivono e lavorano.<br />
 Tu  attenta , sensibile , curiosa , poliedrica,  non solo mi hai aiutato e mi aiuti su tutti i fattori comunicativi di  Museolab6  ( informare, coinvolgere e interagire ) ma in questi mesi hai rafforzato  una tua  versione &#8220;altra&#8221;  per interpretare e ripensare la vita e il lavoro nelle 5 terre  . Bella la nostra contaminazione di idee !!<br />
Ma ancora più interessante è  la tua sperimentazione su  come raccontare nel blog  tanti piani di riflessioni partendo dai &#8221; cian&#8221; . E&#8217; una indicazione metodologica importante :  l&#8217;osservazione e l&#8217; interpretazione del ciclo di vita di un manufatto costitutivi  del paesaggio ( i muretti , l tracciati di pietra  )  evocano non solo memorie e testimonianze di lavoro contadino  ma  consentono di prospettare  idee evolutive per un futuro che possa essere compatibile sia con le esigenze di tutela di una identità di una comunità  sia con forme  di lavoro creativo .<br />
l&#8217;archeologia rurale nelle 5 terre  è un contenitore ancora in parte vivo ( vedi roberto che  cura le viti e i cian ) l&#8217;archeologia industriale e&#8217; uno luogo fisico abbandonato e orfano  dal  lavoro di fabbrica  del  900 ,  Un luogo di memorie da evocare e ricordare  in cerca di altre fruizioni e significati .  Ci sono grandi aspetti di differenza<br />
 Viene da pensare  che un progetto eco-museo 5 terre, a patto che  abitanti e istituzioni  cerchino di comprendere  la necessità di nuovi paradigmi di tutela e di lavoro ,  avrebbe condizioni  &#8220;facili&#8221;   . Anelisa</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco Savani		</title>
		<link>https://terradibargon.com/blog/due-cambiamenti-nel-paesaggio-un-muretto-che-crolla-uno-che-si-sviluppa/#comment-14</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Savani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2014 21:40:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Alessandra. La tua idea è meravigliosa come sempre. Son rimasto stupito dalle foto di Semura....non credevo che a Semura ci fossero ancora cian coltivati. Almeno 8 anni fa mi inoltrai sul sentiero che da Semura conduceva a vu da sera per andare a vedere dei cian che il nonno di un amica aveva deciso di abbandonare due anni prima perchè ormai alle soglie dei 90 anni...sceso di una decina di metri dal livello della strada litoranea dovetti tirar fuori il falcino e riuscii ad arrivare al rustico e ai cian che cercavo (circa 100 metri di strada) in 15 minuti di lotta contro la macchia mediterranea...i cian e la casetta erano in ottimo stato ma dovetti desistere dall&#039;idea di recuperare il terreno perchè non c&#039;era acqua (il tubo passava molto molto sopra) ed era l&#039;unico cian coltivabile e quindi avrei dovuto da solo lottare contro la macchia...mi piacerebbe provare a tornarci perchè secondo me quella zona di semura ben si adatterebbe ad un recupero per riportare fuori vecchie terrazze o per un ecomuseo...ovviamente ci vorrebbe un aiuto esterno (del Parco mi vien da pensare)..comunque credo che ,ben vengano i recuperi dovuti all&#039;acquisto di rustichetti ormai divorati dalla macchia, ma il nostro territorio ha bisogno di altro e ne abbiamo bisogno anche noi...abbiamo bisogno di recuperare la visione dei vecchi ci aiuterebbe anch a recuperare certi valori che ci asiamo persi...ti abbraccio...il tuo solito, confusionario...Marco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Alessandra. La tua idea è meravigliosa come sempre. Son rimasto stupito dalle foto di Semura&#8230;.non credevo che a Semura ci fossero ancora cian coltivati. Almeno 8 anni fa mi inoltrai sul sentiero che da Semura conduceva a vu da sera per andare a vedere dei cian che il nonno di un amica aveva deciso di abbandonare due anni prima perchè ormai alle soglie dei 90 anni&#8230;sceso di una decina di metri dal livello della strada litoranea dovetti tirar fuori il falcino e riuscii ad arrivare al rustico e ai cian che cercavo (circa 100 metri di strada) in 15 minuti di lotta contro la macchia mediterranea&#8230;i cian e la casetta erano in ottimo stato ma dovetti desistere dall&#8217;idea di recuperare il terreno perchè non c&#8217;era acqua (il tubo passava molto molto sopra) ed era l&#8217;unico cian coltivabile e quindi avrei dovuto da solo lottare contro la macchia&#8230;mi piacerebbe provare a tornarci perchè secondo me quella zona di semura ben si adatterebbe ad un recupero per riportare fuori vecchie terrazze o per un ecomuseo&#8230;ovviamente ci vorrebbe un aiuto esterno (del Parco mi vien da pensare)..comunque credo che ,ben vengano i recuperi dovuti all&#8217;acquisto di rustichetti ormai divorati dalla macchia, ma il nostro territorio ha bisogno di altro e ne abbiamo bisogno anche noi&#8230;abbiamo bisogno di recuperare la visione dei vecchi ci aiuterebbe anch a recuperare certi valori che ci asiamo persi&#8230;ti abbraccio&#8230;il tuo solito, confusionario&#8230;Marco</p>
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