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Un’attività corale in cantina: si imbottiglia.

Siamo alla conclusione del ciclo di produzione, che mai si ferma e che continuamente si rinnova per arrivare a produrre lo Sciacchetrà: l’imbottigliamento si svolge dopo l’affinamento dello Sciacchetrà sui propri lieviti  per almeno 20 mesi nelle botti d’acciaio.
E’ una fase corale quella che si ripete nella piccola cantina in via Gramsci, oltre a Francesco, il più assiduo dei fratelli ad aiutare Roberto nelle fasi che lo richiedono, ci sono Gianfranco il nostro prezioso enologo e Sergio l’esperto di “macchinari”.

Mani amiche che insieme si coordinano per svolgere al meglio una fase molto delicata dell’intero ciclo di produzione.
Occorre coordinare il flusso del passaggio dello Sciacchetrà dalle botti ai filtri ed infine all’imbottigliatrice. I filtri vanno  prima puliti e risciacquati, poi si imbottiglia, si  tappare e si stoccano le bottiglie  nelle apposite gabbie d’acciaio.

 

Roberto e Gianfranco enologo


.!imbottigliarebottiglie

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I gesti del contadino per dare voce a una memoria collettiva

Per contribuire a salvaguardare la memoria di una cultura del lavoro che va trasformandosi, e forse anche perdendosi, cerchiamo di lasciare una traccia dei gesti che compie un contadino,  che lavora ancor oggi i ciàn (traduzione: terrazzamenti) nel solco della tradizione. Il suo lavoro si svolge quasi quotidianamente  secondo una sequenza di attività molto diverse fra di loro, che si susseguono  in un continuo scorrimento come la ruota del tempo.

Nell’impianto generale del sito, lo abbiamo chiamato il ciclo di produzione . Vi sono  descritte per sommi capi le fasi delle principali attività che si  sviluppano nelle quattro stagioni dell’anno.

Con il blog la sequenza di attività potrà essere ulteriormente specificata ed in ognuna si potrà entrare in maggior dettaglio. Infatti è nei  dettagli, anche i più minuti,  nei singoli gesti che si possono catturare “brandelli di  memoria del saper fare”, dare così voce ad una cultura del lavoro di grande sapienza ed anche di grande eleganza e sobrietà. Cultura assai fragile, che non lascerà traccia di sè, quindi brandelli di memoria perché il contesto, il paesaggio i manufatti agricoli si sono già profondamente trasformati.

Sarebbe importante per questo far nascere un ecomuseo come luogo di salvaguardia attiva della memoria, per supportare l’identità di chi qui abita, e sopratutto delle future generazioni che non avranno più i nonni nei ciàn,  ed anche per il turista curioso di capire i luoghi che visita.

Sono molto apprezzati: commenti, suggerimenti, critiche, proposte di sviluppo, testimonianze.