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Nasce l’Osservatorio del paesaggio rurale.

“Si tratta della costituzione  di un osservatorio presso il ministero per le politiche agricole  che intende censire e poi salvaguardare e, semmai recuperare quelle porzioni di territorio che, nonostante le modifiche, conservano una serie di caratteristiche storiche, sia per l’assetto, sia per le pratiche di coltura.”

dissodare la terra

 

Ne scrive su la Repubblica del 18 Febbraio 2014  Francesco Erbani.

Speriamo che il nuovo governo Renzi mantenga questo importante impegno!

terrazzamenti

Nello stesso articolo Mauro Agnoletti, membro del Comitato scientifico, sostiene che “il paesaggio agrario non è paragonabile ad un monumento, per il quale discutere se sia lecito darlo in uso ad un privato per farci degli eventi. E’ una parte di territorio che può mantenere il suo valore se è in grado di produrre cibo o anche di fare turismo mantenendo i caratteri storici, estetici ed ambientali”

Chiediamo al Parco Nazionale delle 5 terre quale politica per la salvaguardia del paesaggio intenda perseguire.

Per esempio sarebbe importante progettare un ecomuseo sia  per la raccolta di testimonianze orali sia  per la costituzione di una area  coltivata in maniera tradizionale come memoria vivente, sulla scia di tante  importanti esperienze europee in questa direzione.

legare la vite potata

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Un’attività corale in cantina: si imbottiglia.

Siamo alla conclusione del ciclo di produzione, che mai si ferma e che continuamente si rinnova per arrivare a produrre lo Sciacchetrà: l’imbottigliamento si svolge dopo l’affinamento dello Sciacchetrà sui propri lieviti  per almeno 20 mesi nelle botti d’acciaio.
E’ una fase corale quella che si ripete nella piccola cantina in via Gramsci, oltre a Francesco, il più assiduo dei fratelli ad aiutare Roberto nelle fasi che lo richiedono, ci sono Gianfranco il nostro prezioso enologo e Sergio l’esperto di “macchinari”.

Mani amiche che insieme si coordinano per svolgere al meglio una fase molto delicata dell’intero ciclo di produzione.
Occorre coordinare il flusso del passaggio dello Sciacchetrà dalle botti ai filtri ed infine all’imbottigliatrice. I filtri vanno  prima puliti e risciacquati, poi si imbottiglia, si  tappare e si stoccano le bottiglie  nelle apposite gabbie d’acciaio.

 

Roberto e Gianfranco enologo


.!imbottigliarebottiglie

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I gesti del contadino per dare voce a una memoria collettiva

Per contribuire a salvaguardare la memoria di una cultura del lavoro che va trasformandosi, e forse anche perdendosi, cerchiamo di lasciare una traccia dei gesti che compie un contadino,  che lavora ancor oggi i ciàn (traduzione: terrazzamenti) nel solco della tradizione. Il suo lavoro si svolge quasi quotidianamente  secondo una sequenza di attività molto diverse fra di loro, che si susseguono  in un continuo scorrimento come la ruota del tempo.

Nell’impianto generale del sito, lo abbiamo chiamato il ciclo di produzione . Vi sono  descritte per sommi capi le fasi delle principali attività che si  sviluppano nelle quattro stagioni dell’anno.

Con il blog la sequenza di attività potrà essere ulteriormente specificata ed in ognuna si potrà entrare in maggior dettaglio. Infatti è nei  dettagli, anche i più minuti,  nei singoli gesti che si possono catturare “brandelli di  memoria del saper fare”, dare così voce ad una cultura del lavoro di grande sapienza ed anche di grande eleganza e sobrietà. Cultura assai fragile, che non lascerà traccia di sè, quindi brandelli di memoria perché il contesto, il paesaggio i manufatti agricoli si sono già profondamente trasformati.

Sarebbe importante per questo far nascere un ecomuseo come luogo di salvaguardia attiva della memoria, per supportare l’identità di chi qui abita, e sopratutto delle future generazioni che non avranno più i nonni nei ciàn,  ed anche per il turista curioso di capire i luoghi che visita.

Sono molto apprezzati: commenti, suggerimenti, critiche, proposte di sviluppo, testimonianze.

 

 

 

 

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Enoteca Regionale, sulla DOC al Camec

Ieri sera al Camec a Spezia incontro molto interessante  organizzato dall’Enoteca regionale sul tema della DOC . Fra istituzioni e produttori si  è sviluppato un dibattito molto stimolante che ha toccato tutti gli aspetti significativi di cui si compone oggi il problema: si tratta di una certificazione volontaria onerosa da parte dei produttori che devono riuscire a determinarne la scrittura e le modalità di controllo uscendo da un lungo periodo di assoluto silenzio e passività, delegando nei fatti le istituzioni a farlo per loro. Alcuni produttori hanno scelto di uscire dalla DOC, ma la DOC è importante come tutela del territorio e riconoscimento a livello europeo ed anche mondiale dei vini italiani. Il problema è che utto cambia nel mondo del vino, ma la descrizione resta ferma, in particolre quella dello Sciacchetrà che ha appena compiuto 40 anni e che la Comunità Europea chiede di cambiare in quanto imprecisa,  quindi una importante opportunità per mettervi mano.
Più in generale, meglio una descrizione banale e maglie interpretative larghe da parte della commissione o viceversa meglio valorizzare le specificità? Come gioca il peso dei grandi produttori rispetto ai piccoli nel mantenere la situazione ferma? La descrizione è oggi solo di tipo estetico,  inserire anche l’aspetto etico, ovvero la storia del produttore, il suo modo di essere nel territorio? Questi solo alcuni dei temi emersi, la sfida per i produttori è quella di riuscire a “usare l’Enoteca regionale” come ha chiesto con forza in conclusione  il  Presidente, oggi l’Enoteca è un organismo istituzionale che ha esattamente il compito di aiutare i produttori a fornire le indicazioni necessarie a rinnovare e rendere più efficaci le regole esistenti, che, dal dibattito che si è sviluppato sembrano veramente necessitare di un profondo rinnovamento.